domenica 20 novembre 2016

Martedì 22 novembre_ANOMALISA di Charlie Kaufman e Duke Johnson

Silenziosa-Mente di Alessia Travaglini è il cortometraggio che martedì 22 novembre introdurrà alla visione del film "Anomalisa".E' definito come "il racconto di sogni e incubi quotidiani attraverso una metafora della visione, mostrando le forme del mondo, al di là del realismo".
 
ANOMALISA di Charlie Kaufman e Duke Johnson
 
 

Michael è un motivatore professionista in viaggio di lavoro. A dispetto della sua professione è un uomo stanco e irritabile, che vive con insofferenza il suo ennesimo viaggio verso Cincinnati. 
 
La monotonia e il grigiore vengono spazzati via magicamente dall’incontro casuale con una giovane donna umile e sincera, Lisa.
 
La disarmante semplicità della ragazza spinge il protagonista a guardarsi dentro e capire cosa vuole fare della sua vita. Il mix di tecnica stop motion con la storia intima e dura di un uomo che non sa cosa vuole ha dato vita a un’opera unica nel suo genere, da gustare frame dopo frame.
 
 
I protagonisti sono pupazzi, ma è il film più umano dell’anno” (Matt Patches – Esquire)
 
In Anomalisa Charlie Kaufman ha iniettato non solo la paranoia di Se mi lasci ti cancello (che scrisse), ma anche l'umor nero dell'unico titolo da lui diretto prima d'ora, Synecdoche, New York (forse il film più pessimista di tutta la storia del cinema). Però quelli erano molto belli; e lo è anche questo film d'animazione adulto e per adulti, dove Kaufman (con la collaborazione di Duke Johnson) compie il prodigio d'incarnare in figurine di cera animate con la stop-motion situazioni umane da cui molti potranno sentirsi toccati personalmente. (Roberto Nepoti – La Repubblica).

lunedì 14 novembre 2016

Al di là delle montagne


Martedì 15 novembre
AL DI LÀ DELLE MONTAGNE (Shānhé gùrén) di Jia Zhang-Ke




Cina, ne 1999. Tao, una giovane donna di Fenyang, è corteggiata dai suoi due amici d’infanzia, Zhang e Liangzi. Zhang possiede una stazione di servizio ed è destinato ad un promettente avvenire, mentre Liangzi lavora in una miniera di carbone. Sentimentalmente divisa tra i due uomini, Tao dovrà compiere una scelta che segnerà il resto della sua vita e di quella del suo futuro glio, Dollar. Nell’arco di un quarto di secolo, tra una Cina in profonda mutazione e l’Australia come terra promessa di una vita migliore, le speranze, gli amori e le disillusioni di quattro personaggi di fronte al loro destino.

È un film sul tempo, che è stato, che è, e che verrà (...). A proposito di cinema si rende sempre onore all’emozione, che tuttavia è fuggevole, meno importante e profonda del sentimento. Jia ci lascia un senti- mento vero, da vivere e meditare. Silvio Danese - Nazione-Carlino-Giorno

Evidente metafora della complessa trasformazione in atto nel paese, il lm risolve il discorso nel tessuto del racconto, focalizzandosi sui personaggi e giocando sul usso dei sentimenti. Stavolta Jia evita la pole- mica aperta, e tuttavia è chiarissima la sua critica di una società tutta votata al Dio denaro.
Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa 

lunedì 7 novembre 2016

Quel fantastico peggior anno della mia vita


8 novembre
QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA (Me and Earl and the dying girl) 
di Alfonso Gomez-Redon


Greg Gaines ha deciso che anche il suo ultimo anno di liceo passerà all’insegna del completo anoni- mato, evitando ogni tipo di rapporto sociale per sopravvivere in quella giungla che è la vita scolastica dei teenagers. Il suo unico amico è Earl, e con lui sin da bambino realizza cortometraggi-parodia di classici del cinema che però non hanno mai mostrato ad altri se non al padre di Greg. Poi, un giorno, sua madre lo costringe a frequentare più spesso Rachel, una compagna di classe a etta da leucemia. Greg accetta riluttante, ma passando sempre più tempo con lei, pian piano scoprirà quanto valore può avere un vero legame di amicizia.

Alfonso Gomez-Rejon, alla seconda prova, viene dalla bottega di Scorsese (Attenti agli Omaggi) e ha già una capacità impressionante di maneggiare ogni possibile sfumatura psicologica ed espressiva. (...) Non pensate al solito lm cine lo per cine li, però. Il cinema è solo l’esperanto emotivo, la piccola enciclopedia collettiva grazie a cui Greg e Rachel intessono una relazione sempre più lieve e insieme ricca, profonda e consapevole (niente amore, l’amicizia è più di cile da rappresentare). Impossibile non pensare al Giovane Holden naturalmente, anche se qui c’è per no una nota in più: la felicità. Felicità di fare, amare, creare, malgrado tutto, in ogni circostanza. E senza prediche. Davvero di che credere ai miracoli. Almeno al cinema. Fabio Ferzetti - Il Messaggero

Sundance Film Festival 2015: Gran premio della Giura e Gran premio del pubblico – U.S. Dramatic

venerdì 21 ottobre 2016

Martedì 28 ottobre - La vita è facile ad occhi chiusi di David Trueba

Ispirato a una storia vera, il film di David Trueba vincitore di sei Premi Goya nel 2014, racconta la storia di Juan Carrión, docente di inglese e appassionato dei Beatles, che realmente nel 1966 andò a conoscere John Lennon impegnato a girare il film nel sud della Spagna. 

È il 1966 e la Spagna è nel pieno del regime franchista. Nelle vicinanze di Madrid un professore d’inglese insegna la lingua ai suoi studenti servendosi delle canzoni dei Beatles. Quando viene a sapere che John Lennon si trova in Almeria sul set di Come ho vinto la guerra (1967, regia di Richard Lester) decide di andare a conoscerlo. 



Lungo il viaggio offre un passaggio in macchina a una ragazza fuggita dal collegio (Natalia de Molina) e un adolescente (Francesc Colomer) scappato da casa dopo una lite con i genitori. Sarà un viaggio verso la libertà e la speranza. Il centro del film è lui, questo straordinario professore. Ad accompagnarlo due giovani con storie completamente diverse, ognuno di loro in fuga per motivi differenti e in cerca di pace e indipendenza.Tre personaggi, tre vite, tre diverse espressioni di ribellione “all’ordine costituito”.

Il film regala un momento di quel periodo tra l’esigenza di scappare, di ribellione e l’inevitabile povertà. È la storia di un eroe del popolo che nel suo piccolo aiuta se stesso e gli altri e lo fa servendosi della musica





domenica 16 ottobre 2016

Martedì 18 ottobre annullata proiezione PERFECT DAY




A causa di un evento organizzato dall'Amministrazione Comunale siamo stati costretti ad

ANNULLARE

la proiezione di PERFECT DAY di martedì 18 ottobre

Stiamo lavorando per organizzare una nuova data per proiettare il film che vi verrà comunicata il prima possibile 

Vi diamo appuntamento a martedì 25 ottobre con

La vita è facile a occhi chiusi

giovedì 13 ottobre 2016

Ascensore per il Patibolo, commentato da Giulia Lavarone

"Ascensore per il patibolo" viene realizzato nel 1957, due anni prima che in Francia esploda il successo della Nouvelle Vague. Il film di Malle se ne può considerare per alcuni aspetti un precursore, in bilico fra il cinema tradizionale e le innovazioni apportate da autori quali Jean-Luc Godard e François Truffaut.
Compagno di strada dei registi della Nouvelle Vague, Malle segue un percorso più tradizionale: dopo gli studi all’IDHEC (Institut des Hautes Études Cinématographiques) di Parigi, che gli valgono una competenza tecnica superiore rispetto a quella dei giovani critici dei Cahiers du Cinéma, esordisce con il documentario premio Oscar "Il mondo del silenzio" (1955), per il quale svolge un ruolo tecnico più che artistico, tanto che a buon diritto "Ascensore per il patibolo" può essere reputato il suo vero film d’esordio. 
In questa pellicola si possono leggere le tracce dell’esperienza di assistente che Malle fece sul set di "Un condannato a morte è fuggito" (1956) di Robert Bresson, in particolare per quanto riguarda le sequenze all’interno dell’ascensore, “prigione” dalla quale il protagonista cerca di liberarsi attraverso l’utilizzo di alcuni oggetti. Intenzionato a girare un film a metà fra Hitchcock e Bresson, Malle riconosce come l’influenza stilistica più evidente fra le due sia probabilmente quella del regista francese.
Impossibilitato a realizzare un film con tratti autobiografici, come avrebbe desiderato e come potranno fare un paio d’anni dopo i registi della Nouvelle Vague, Malle opta per il genere poliziesco, allora molto in voga in Francia, adattando un mediocre romanzo di Noël Calef. Le sue ambizioni sono tuttavia tradite dalla scelta di far collaborare alla sceneggiatura lo scrittore Roger Nimier, capostipite di un gruppo di romanzieri francesi definiti hussards. Il film contiene in nuce, è stato sottolineato, alcuni temi che saranno cari al cinema di Malle, quali il disprezzo per l’ipocrisia della classe borghese, la descrizione del mondo adulto attraverso gli occhi di una gioventù “innocente”, la presenza di un preciso sfondo politico (la guerra in Indocina e in Algeria).
Come gli autori della Nouvelle Vague, Malle si interessa particolarmente ai personaggi di giovani (Louis e Véronique), indifferenti – se non irridenti - alle idealità patriottiche della generazione precedente (qui rappresentata da Julien e dal suo passato di eroe di guerra), affamati di libertà e di un edonismo che finisce però per sfociare nel consumismo (l’ossessione per le automobili). Sebbene – probabilmente anche a causa della mediazione di Nimier – il punto di vista sposato dagli autori sia quello di Julien e Florence, la trama del film riserva di fatto l’azione ai soli giovani, mentre i personaggi interpretati da Jeanne Moreau e Maurice Ronet, prigionieri del proprio destino, sembrano condannati all’impotenza, l’uno intrappolato nell’ascensore e l’altra in un vagabondare notturno privo di esito.
Ad associare il film alla Nouvelle Vague è anche la presenza di Jeanne Moreau, che prima della consacrazione di Jules e Jim (1962) viene lanciata da Malle proprio con "Ascensore per il patibolo" e con il successivo "Les amants" (1958). Il suo personaggio acquisisce rilievo rispetto al romanzo, nel quale non esisteva alcuna storia d’amore fra lei e Julien. Il film inizia e finisce con inquadrature ravvicinate del suo volto, nelle quali la prossimità della macchina da presa sembra mettere a nudo i suoi sentimenti. È stata spesso sottolineata dalla critica l’audace trovata di sceneggiatura di non far mai incontrare nel film i due innamorati, riuniti solamente nel finale dalle immagini fotografiche che li condanneranno. 
La compresenza di tradizione e innovazione nel film di Malle è ben esemplificata dall’uso delle location: da un lato le tradizionali riprese in studio, dall’altro quelle in esterni reali, illuminati solo dalla luce naturale di insegne e vetrine. L’operatore Henri Decae (collaboratore, fra gli altri, di François Truffaut per I quattrocento colpi, 1959) sarà uno dei più importanti artefici, insieme a Raoul Coutard, dell’estetica fotografica della Nouvelle Vague, resa possibile tecnicamente dall’utilizzo di nuove pellicole più sensibili. La Parigi di "Ascensore per il patibolo" non è quella pittoresca e popolare dei quartieri di Belleville e Montmartre, immortalata dai film di René Clair degli anni Trenta: l’edificio nel quale lavora Julien, ultramoderno, è stato descritto dalla critica come il simbolo di un mondo capitalista disumanizzato, edificato sui benefici economici portati dalla colonizzazione (i riferimenti all’Indocina e all’Algeria). Questi luoghi, è stato detto, costituiscono un “paesaggio dell’anima”, ove si dibattono personaggi prigionieri in un mondo di solitudine e angoscia. Emblematica in tal senso è la passeggiata notturna di Jeanne Moreau, molto amata da Antonioni - che se ne ricorderà probabilmente, pur con una resa estetica del tutto differente, al momento di girare "La notte" (1961).
Queste sensazioni sono magnificamente espresse anche dalla colonna sonora jazz improvvisata da Miles Davis, alla sua unica esperienza con il cinema di finzione. Proprio "Ascensore per il patibolo" sdogana l’utilizzo della musica jazz al cinema, sino ad allora non molto frequente. Il pianista che ha collaborato con Davis ha parlato di questa esperienza in un’intervista, raccontando le difficoltà di non farsi prendere troppo dall’improvvisazione e i rischi di sconfinare nella sequenza successiva a quella su cui si stava lavorando. Racconta anche come Davis in alcuni passaggi non volesse assolutamente l’intervento del piano, per il timore di rendere troppo riconoscibili alcuni temi: il suo obiettivo era quello di toccare una certa “astrazione”, di allontanarsi dal “figurativo”, creando invece una musica che evocasse la dimensione del sogno. Tale musica non intensifica le emozioni ma, è stato detto, costruisce una sorta di contrappunto, aggiungendo un’ulteriore dimensione al film. Proprio la collaborazione di Miles Davis rappresenta uno degli elementi che hanno assicurato ad Ascensore per il patibolo una fama duratura, rendendolo a tutti gli effetti un classico del cinema francese.