Visualizzazione post con etichetta Sala 8. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sala 8. Mostra tutti i post

giovedì 26 aprile 2018

Mercoledì 2 Maggio - La Forma dell'Acqua


"La Forma dell'Acqua" (The Shape of Water)
di Guillermo Del Toro
USA 2017 - Drammatico - 119 minuti
v.o. sottotitolata


America, anni Sessanta, sullo sfondo della Guerra Fredda. Elisa lavora in un segretissimo laboratorio governativo di massima sicurezza. Intrappolata in una vita fatta di silenzio e isolamento, la donna vede la sua esistenza cambiare per sempre quando insieme alla sua collega Zelda scoprono uno strano esperimento non classificato.




"Il Del Toro "autore" è astuto, a tratti lezioso, ma con ossessioni autentiche. Questo film unisce due caratteristiche del suo cinema: l'ambigua attrazione per il diverso (con l'idea speculare che "i veri mostri sono gli umani") e la tensione della fiaba verso l'allegoria storica, evidente nei due gotici ambientati durante la guerra civile spagnola (La spina del diavolo e Il labirinto del fauno).
Eppure, più che la favoletta sui diversi o la storia d'amore tra la Bella e la Bestia (con momenti assai carnali), la forza del film è un amore per il cinema che, anziché risultare cerebrale, dà sostanza alle emozioni, e senso allo stile: i sinuosi movimenti di macchina, la fotografia smaltata, la musica di Alexandre Desplat che pare imitare le vecchie colonne sonore dei film di Jacques Demy. Come se il cinema raggiungesse un vero calore solo citando, più o meno direttamente, il proprio passato". Emiliano Morreale - La Repubblica

"È il cinema invece il riferimento e la materia della narrazione per Guillermo del Toro, The Shape of Water come suggerisce il titolo è un film acquatico, amniotico fino all'ossessione in cui il regista messicano recupera la lezione creativa (e sovversiva) della serie B per rigenerarla. Omaggio esplicito a Jack Arnold, ma anche a La bella e la bestia o a E.T., i «mostri» insomma dell'immaginario, quelli che popolavano le sale inventando nella loro apparenza fantastica nuovi mondi, temerari e disturbanti". Cristina Piccino - Il Manifesto


74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2017): 
Leone D'Oro, Premio Future Film Festival Digital Award, Premio C. Smithers Foundation - CICT-UNESCO e Premio Soundtrack Stars ad Alexandre Desplat
75. Golden Globes (2018):  Miglior Regista e Miglior Colonna Sonora Originale
90. Academy Awards (Oscar 2018):  Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Colonna Sonora e Miglior Scenografia


Continua la raccolta dei questionari di valutazione distribuiti settimana scorsa.
Se però non vi è stato possibile essere presenti in sala, potrete scaricare il sondaggio disponibile a questo collegamento:


stamparlo, compilarlo e consegnarlo allo Staff di Cineforum Antonianum prima della proiezione o inviarlo a cineforumantonianum@gmail.com 

Oppure potrete compilarlo comodamente  da PC o da Smartphone collegandovi a questo indirizzo:


ovvero scansionando il codice:


Con questa proiezione termina 
la 71° rassegna di Cineforum Antonianum. 
Ci auguriamo di rivedervi tutti per l'inizio della 72° edizione,
a Ottobre 2018.

Continuate a seguirci per restare sempre aggiornati!

giovedì 19 aprile 2018

Martedì 24 aprile - "Captain Fantastic"

"Captain Fantastic"
di Matt Ross
USA 2016 - Drammatico - 119 minuti



Nel cuore delle foreste del Nord America, lontano dalla società, un padre fuori dal comune dedica la propria vita a trasformare i suoi sei figli in adulti straordinari. Ma una tragedia si abbatte sulla sua famiglia, costringendolo a lasciare quel paradiso, faticosamente costruito, per iniziare, insieme con i suoi ragazzi, un viaggio nel mondo esterno che metterà in dubbio la sua idea di cosa significa essere un genitore, e tutto ciò che ha insegnato ai suoi figli.




"Pluripremiato dal Sundance a Cannes e alla Festa di Roma, l’opera seconda di Matt Ross, educato in una comune, è un prodigio formale e tematico, capace di smontare la sacralità dell’ideologia hippie a vantaggio di un nuovo paradigma pedagogico, fondato sulla sana mediazione. E tale “compromesso” risiede anche nella scelta linguistica adottata dal regista 46enne: squisitamente indie ma assai attraente al grande pubblico, che riderà e si commuoverà con papà Cash e i suoi magnifici ragazzi. Superlativa la prova di un Viggo Mortensen sufficientemente vulnerabile da diventare un eroe saggio e credibile. Un gioiello da non perdere". Anna Maria Pasetti - Il Fatto Quotidiano

"Altro che Montessori, metodo steineriano o licei sperimentali. Per papà Ben la vita è lotta, tanto vale dotarsi delle armi migliori, anche intellettuali. Mai utopia fu rappresentata con tanto divertimento. E senza cedere alla facile irrisione, ma anzi mostrando fino alla fine il fascino eterno di ogni tentativo di costruire un mondo totalmente diverso, e almeno teoricamente migliore di quello in cui ci è dato vivere". Fabio Ferzetti - Il Messaggero


69. Festival di Cannes (2016): Premio Miglior Regia “Un Certain Regard”
Festa del Cinema di Roma 2016: Premio del Pubblico BNL

giovedì 12 aprile 2018

Martedì 17 aprile - "El Abrazo de la Serpiente"

"El Abrazo de la Serpiente"
di Ciro Guerra
Colombia/Venezuela/Argentina 2015 - Avventura- 125 minuti
v.o. sottotitolata



Karamakate, un potente sciamano dell'Amazzonia, ultimo sopravvissuto del suo popolo, vive nella giungla più profonda, in isolamento volontario. Decenni di solitudine hanno fatto di lui un chullachaqui, il guscio vuoto di un essere umano, privo di ricordi e di emozioni. La sua vita svuotata è sconvolta dall'arrivo di Evan, un etnobotanico americano alla ricerca della yakruna, una pianta sacra dai grandi poteri, in grado di insegnare a sognare. Insieme si imbarcano in un viaggio nel cuore dell'Amazzonia, durante il quale passato, presente e futuro si intrecciano, e durante il quale Karamakate lentamente inizia a riconquistare i suoi ricordi perduti.






"Il colombiano Ciro Guerra (...) anziché inseguire il romanticismo visionario e così europeo di un Herzog (...), vuole più semplicemente e più ambiziosamente resuscitare almeno in parte la gigantesca cultura perduta di quelle popolazioni. (...) Non immaginate un film didattico però. Al contrario. Quella vissuta dai protagonisti è un’avventura totale, un viaggio mistico e insieme di conoscenza. Un itinerario sapienziale in cui ognuno (i bianchi soprattutto) scoprirà qualcosa dell’altro mondo, attraverso una serie di incontri e peripezie che naturalmente mettono in evidenza i misfatti del colonialismo, la fine di una cultura millenaria, la violenza subita da popolazioni sterminate o sottomesse fino all'imbarbarimento. Senza mai sfiorare le angustie del film-denuncia, però, ma sempre privilegiando il confronto tra i protagonisti e le diverse culture che esprimono". Fabio Ferzetti - Il Messaggero

"Girando in un ammaliante bianco e nero, Ciro Guerra si prefigge l'obiettivo di raccontarci una parte di mondo ancora in larga parte inesplorata come l'Amazzonia, mostrandocela dal punto di vista degli indigeni e concentrandosi sui riti, le credenze e le leggende delle persone che abitano questi posti magnifici e incontaminati. Il risultato è un’esperienza visiva e interiore di raro fascino, che non può lasciare indifferenti". Marco Paiano - Cinematographe


47. Quinzaine des Réalisateurs  (Cannes 2015): Art Cinema Award
Sundance Film Festival 2016: Premio "Alfred P. Sloan"

giovedì 5 aprile 2018

Martedì 10 aprile - "L'Uomo che vide l'infinito"

"L'Uomo che vide l'infinito"
(The Man who knew infinity)
di Matt Brown 
Gran Bretagna 2015 - Biografico - 108 minuti



1913. Srinivasa Ramanujan, genio indiano della matematica, completamente autodidatta, visitò il Trinity College di Cambridge, dove strinse un legame con il suo mentore, l’eccentrico professore GH Hardy e lottò contro i pregiudizi, per rivelare al mondo il suo genio matematico. Questa è la storia di un’amicizia vera che ha cambiato per sempre il mondo della matematica.

Terza e ultima proiezione, per questa rassegna, del mini-ciclo in collaborazione con MacAdemia di Scritture e Letture di Fabio Fracas. Il Prof. Fabio Fracas ci condurrà, nel dibattito dopo la proiezione, in un approfondimento cinematografico unito a quello letterario.




"Pur prevedibile nella piana struttura drammaturgica, il film di Matthew Brown si fa apprezzare per la bella ambientazione d’epoca ritagliata nell'Università di Cambridge, per il fascino della vicenda umana e per la qualità degli interpreti: Dev Patel conferisce in giusta dose prepotente fervore e ingenuità a Ramanujan; e Jeremy Irons da tempo non trovava un personaggio così intonato alle sue sensibili, sfumate corde di attore". Alessandra Levantesi Kezich - La Stampa


"L’uomo che vide l’infinito si propone sia come il racconto dell'incredibile amicizia tra il rigoroso Hardy e l'outcost Ramanujan, entrambi ben interpretati da Jeremy Irons e Dev Patel, sia come un nuovo tassello nell'ormai conclamata tendenza degli inglesi di donare giusta gloria ai propri geni della scienza in vita reietti, Alan Turing docet". Anna Maria Pasetti - Il Fatto Quotidiano


giovedì 22 marzo 2018

Martedì 27 marzo - Tanna

"Tanna"
di Martin Butler, Bentley Dean 
Autstralia/Vannatu 2015 - Drammatico - 104 minuti
V.O. Sottotitolata



In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace. Così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza. Dovranno però scegliere fra le ragioni del cuore e il futuro della loro tribù, mentre gli abitanti del villaggio lottano per preservare la loro cultura tradizionale anche a fronte di richieste di libertà individuali sempre più incalzanti.




"Da non scambiare, e abbandonare, per documento etnografico o film antropologico per specialisti solo perché è ambientato, con interpreti locali, tra i villaggi di alcune delle rare tribù al mondo ancora fedeli all'esclusiva tradizione della foresta (...). Giulietta e Romeo in nauvhal è corretto, ma aggiungete il brivido, a volte miracoloso, di un viaggio ancestrale tra natura e cultura".  Silvio Danese - Nazione-Carlino-Giorno 


"Si fa esperienza di una sensazione insolita quando si è messi di fronte a Tanna (...). Una sensazione che cresce man mano che si procede nella visione, sorpresi e affascinati al contempo dalla distanza che esiste tra le immagini e i personaggi, tra il fascino (e la bellezza) della natura selvaggia in cui si svolge il film e la selvaggia primitività dei suoi attori. La macchina da presa è la guida per entrare in una specie di paradiso perduto, il cui fascino si ingigantisce grazie all'eleganza delle riprese, alla ieratica composizione delle inquadrature, alle sfumature e al contrasto dei colori, anche se poi lo sguardo è come risvegliato dall'inattualità dei corpi e dei volti che in quel mondo incantato si muovono e agiscono". 
Paolo Mereghetti - Corriere della Sera



72. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2015): 
Settimana Internazionale della Critica: Premio del pubblico “Pietro Barzisa” Miglior Film e Premio Fedeora Miglior Fotografia a Bentely Dean


giovedì 15 marzo 2018

Martedì 20 marzo - L'Altro Volto della Speranza

"L'Altro Volto della Speranza"
(Toivon tuolla puolen) di Aki Kaurismäki
Germania/Finlandia 2017 - Commedia - 98 minuti




Wilkström è un rappresentante di camicie, che lascia moglie e lavoro, e punta tutto su una partita a poker per cambiare vita. Khaled è un giovane rifugiato siriano imbarcato clandestino su una carboniera che si ritrova a Helsinki quasi per caso. Anche lui vuole cambiare vita. Le autorità però vorrebbero rispedire ad Aleppo Khaled, che se la deve vedere anche con dei picchiatori razzisti. Ma nella sua strada Khaled incontra anche persone come Wilkström che decide di aiutarlo. I due tentano di ripartire con la gestione di un ristorante triste e senza clienti, “La Pinta Dorata”, magari trasformandolo in un ristorante sushi alla moda... Un rifugiato, un rappresentante, un cuoco, una cameriera, un direttore di sala e un cane... insieme, forse, riusciranno a trovare ciò che cercano.




"L’altro volto della speranza è la nuova perla di humour laconico dal geniale Kaurismäki, con le sue ossessioni (cantanti di strada, Checker Marathon) ma anche voglia di nuovo raccontando di immigrati a schiena dritta (iracheni, siriani, somali) e finlandesi brava gente (la Finlandia, come nazione, meno). (...) Chi conosce i sedici film precedenti di Kaurismäki (tra cui Vita da bohème, Nuvole in viaggio, L’uomo senza passato) non può perderlo. Chi non li conosce pure".  
Francesco Alò - Il Messaggero

"L’altro volto della speranza ci dice alcune cose molto serie, e la più seria di tutte è questa: sul dramma degli immigrati bisogna anche saper ridere! Ovviamente questa riflessione riguarda la sfera artistica, riguarda Kaurismäki come regista e noi tutti come spettatori. Il film è un miracolo (il precedente lavoro del finlandese si intitolava Miracolo a Le Havre): affronta in modo molto diretto un tema complesso e doloroso, racconta l’odissea burocratica del giovane siriano con la precisione di un documentario, sembra insomma un film di Ken Loach... e invece è un film di Kaurismäki quindi fa anche, spesso e volentieri, morir dal ridere. (...) Alcuni film aiutano a capire il mondo, L’altro volto della speranza è uno di questi film".  Alberto Crespi - L’Unità


67. Festival di Berlino 2017: Orso d'Argento - Miglior Regia

giovedì 8 marzo 2018

Martedì 13 marzo - La Notte che Mia Madre ammazzò Mio Padre

"La notte che mia madre ammazzò mio padre"
(La noche che mi madre mató a mi padre)
di Inés París
Spagna 2016 - Commedia Noir - 93 minuti




Succede tutto in una notte. Con i figli via di casa per una gita, Isabel si propone di organizzare la cena di lavoro che suo marito Angel e la sua ex moglie Susana hanno in agenda con un famoso attore argentino: lo vogliono convincere a essere il protagonista del loro prossimo film, un giallo scritto dallo stesso Angel. A quel punto mancherebbe solo la coprotagonista e Isabel, attrice in cerca di una parte, sente che quella è la sua occasione per convincere tutti quanti. Ma nel bel mezzo della serata fa capolino lo stralunato ex di Isabel che ha urgente bisogno di parlarle...




"Piacerà a chi piace la black comedy come hanno imparato a farla gli spagnoli da Almodóvar in poi. La París si mostra una buona allieva di don Pedro soprattutto per quanto riguarda la direzione degli attori. Complimenti anche ai doppiatori che hanno saputo tener dietro alla frenetica parlata iberica.  Giorgio Carbone - Libero     

"Commedia degli equivoci dove nessuno è quello che sembra, nemmeno i morti. In patria ha fatto faville. Per godersela in pieno bisogna lasciarsi trasportare nel gioco di scatole cinesi con sorpresa: arriva all'ultimo minuto, quando già ci si infila la giacca".  Claudia Ferrero - La Stampa

giovedì 1 marzo 2018

Martedì 6 marzo - "Silence"

"Silence"
di Martin Scorsese
USA 2016 - Drammatico/Storico - 161 minuti




XVII secolo. Padre Sebastian Rodrigues e padre Francisco Garupe, due giovani missionari gesuiti portoghesi, intraprendono un lungo viaggio, irto di pericoli, per raggiungere il Giappone e andare alla ricerca del loro insegnante e mentore scomparso, padre Christovao Ferreira. I due missionari sono inoltre incaricati di diffondere il cristianesimo, ma mentre esercitano il loro ministero tra gli abitanti di un villaggio, sono testimoni delle persecuzioni ai danni dei Cristiani giapponesi. In Giappone, infatti, i signori feudali e i Samurai sono decisi a sradicare il Cristianesimo dal paese e tutti coloro che si professano Cristiani vengono arrestati e torturati, costretti all’apostasia, a rinnegare la loro fede o ad essere condannati a una morte lenta e dolorosa...  




"Più ancora del controverso L’ultima tentazione di Cristo (1988) e dell’orientaleggiante Kundun (1997), Silence è il film che con l’immediatezza di un classico porta alla luce l’urgenza spirituale che da sempre sostiene il cinema di Scorsese, in un confronto serrato tra colpa e perdono, caduta e redenzione, angoscia e misericordia. Ed è, insieme, un omaggio neppure troppo velato alla lezione cinematografica dell’indimenticabile Akira Kurosawa, che già nel 1990 aveva voluto Scorsese nel cast di Sogni. Addirittura meticoloso nel rispetto del suo modello letterario, Silence si distacca dal libro di Endo per un minimo dettaglio dell’inquadratura finale. Un’immagine, certo. Non potrebbe essere altrimenti".  
Alessandro Zaccuri - Avvenire

"Dal romanzo di Shusaku Endo Silence, è il frutto di un’enorme ricerca versata in una capillare, ragionata visione scenografica (Dante Ferretti) e umana (dalle lettere dei missionari del ‘600) del tempo (...). Va superata, come una salita necessaria al monte Verità, la prima parte sulla tetra, spiritualmente ispirata, clandestinità tra le comunità cristiane. Nella seconda, le torture e i ricatti a Rodrigues (ottimo Garfield), la pragmatica ambiguità del “Giuda” Kichijiro, lo scontro teologico con l’Inquisitore, aprono la domanda sul silenzio di Dio alla scelta della fede come silenzio. Avventuroso e profondo".  Silvio Danese - Nazione-Carlino-Giorno


National Board of Review Awards 2016: 
Migliori Dieci Film dell'Anno, Migliore Sceneggiatura non Originale

giovedì 22 febbraio 2018

Martedì 27 febbraio - "È Solo la Fine del Mondo"

"È Solo la Fine del Mondo"
(Juste la Fin du Monde) di Xavier Dolan
Canada/Francia 2016 - Drammatico - 95 minuti




Dopo dodici anni di assenza, Louis, giovane scrittore di successo torna a trovare la sua famiglia per comunicare una notizia importante. Ad accoglierlo trova il grande amore di sua madre e dei suoi fratelli, ma l’evento diventa un’occasione per lasciare emergere non solo i più profondi sentimenti ma anche le questioni irrisolte e i dubbi accumulati nel tempo. 




"Confrontandosi con la pièce più nota del drammaturgo francese Jean-Luc Lagarce (...) Xavier Dolan deve aver intuito che per tirare fuori dagli stereotipi personaggi e situazione di questa ennesima variazione sul tema del ritorno a casa, occorreva andare a pescare il non detto nascosto nelle pieghe del testo. (...) una silente imbastitura di insistiti primi piani carichi di verità che le parole nascondono, svelando la fragile imperfezione della natura umana. Bel cast francese al suo meglio, musica avvolgente di Gabriel Yared, morbida fotografia sui toni blu/marrone di André Turpin, Dolan si dimostra uomo di spettacolo sempre più maturo: il suo non sarà un cinema per tutti i palati, ma è vivo, intenso e gronda emozioni".  Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa    

"Piacerà a chi da decenni rimpiange il cinema perduto dei Bergman e dei Bresson e ora si trova finalmente un film girato in paradiso come quello dei grandi antenati. A nemmeno 30 anni il canadese Dolan sembra avere imparato tutto, dai tempi drammaturgici alla direzione degli attori a una sceneggiatura meritevole di essere pubblicata a parte".  
Giorgio Carbone - Libero    

"Appassionante esercizio di stile dove regia, montaggio, uso della musica e direzione degli attori (il gotha della cinematografia francese, da Vincent Cassel a Marion Cotillard, da Léa Seydoux a Nathalie Baye) compongono un inno al cinema-cinema, quello capace di scrivere emozioni con la macchina da presa".  Fulvia Caprara - La Stampa


69. Festival di Cannes (2016): Gran Prix e Premio Speciale della Giuria Ecumenica