abbiamo il piacere di invitarvi ad un evento cinematografico davvero unico nella nostra città.
Martedì 22 aprile proietteremo per la prima volta a Padova "Bellas Mariposas", il gioellino sardo che tanto fece parlare di sè al Festival del Cinema di Venezia 2012.
Un film sulla bellezza e il disincanto della gioventù, ma soprattutto una lucida istantanea su un degrado sociale terribilmente vero ma di cui ci si dimentica troppo in fretta.
Avremo con noi in sala il regista Salvatore Mereu e l'aiuto regista Michele Banzato, in un'occasione irripetibile per discutere assieme della genesi e degli aneddoti relativi a questa pellicola, ma soprattutto per capire a fondo quella Sardegna che non ci fanno vedere.
Confessions (告白 Kokuhaku?, lett. "Confessioni") è un film giapponese del 2010 diretto da Tetsuya Nakashima tratto dall'omonimo romanzo di Kanae Minato (in Italia pubblicato da Giano/Neri Pozza con il titolo "Confessione", traduzione di Gianluca Coci). Il film è stato presentato al Sitges - Festival internazionale del cinema della Catalogna.
di Emanuele Sacchi ( mymovies.it )
Conscia dell'inutilità di procedere attraverso i canali legali, l'insegnante Moriguchi medita un proprio personale piano per vendicare la morte della figlia, uccisa dalla violenza insensata di due suoi alunni. Tetsuya Nakashima è un tipo ambizioso, uno a cui è bastata la chiassosa genialata di Kamikaze Girls per autoconvincersi di poter riscrivere le regole del cinema così come lo intendiamo. Un talento imbarazzante (in senso positivo), a cui basterebbe un minimo di senso della misura per metterlo al servizio di opere destinate all'immortalità. Pur muovendosi in ambiti totalmente estranei a Memories of Matsuko - si passa da un'allegoria della vita pop-psichedelica a una cupa dissertazione nichilista sull'attualità - il visivamente abbacinante Confessions ripropone i medesimi dubbi sull'autore e sulla sua concezione di cinema. Nakashima ritorna su quel che è assurto a topos del cinema nipponico contemporaneo, ovvero il malessere esistenziale - con conseguente sfogo violento - di una gioventù lacerata tra angst, mancanza di moralità e di freni inibitori, con le conseguenze immaginabili (e meno immaginabili) del caso. Tema su cui This World of Ours e Sono Shion con Noriko's Dinner Table avevano detto tutto o quasi; ma il punto non è sul fatto di insistere sul topos, scelta del tutto legittima. Ciò che rende il film di Nakashima fortemente soggetto all'inclinazione e alla sensibilità individuale è la sua scelta marcata in termini di linguaggio, costantemente sopra le righe ed enfatizzato, così da rendere solenne (per non dire in maiuscolo e con il font idealmente più grande che si possa sostenere) ogni momento clou di una sceneggiatura ricca di climax e spunti importanti.
Come se Nakashima avesse per le mani ancora una volta un'opera eccellente ma sentisse il bisogno di gridar(ce)lo, anziché affidarsi a un contenuto che di per sé non (dovrebbe) necessita(re) di sottolineature (in termini di ralenti a ripetizione, di colori desaturati, di inquadrature studiate alla perfezione). Nomination all'Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera.
Quest'anno il Cineforum Antonianum, grazie al progetto Fronte del Porto, un progetto di diffusione della cultura cinematografica nato nell’ambito del Consiglio di Quartiere 4 Sud Est, accresce la sua offerta proponendo un'altra rassegna.
Nove appuntamenti – dal 8 aprile al 3 giugno - che proporranno, nelle serate di martedì, un’accurata selezione di film: opere capaci di appassionare, far riflettere e pensare, stimolando il dibattito e l’approfondimento; un viaggio attraverso tematiche, luoghi, culture, atmosfere e autori in un percorso variegato, geograficamente e nello stile, accomunato dall’originalità, dalla straordinarietà delle storie e dalla ricerca di un cinema capace di emozionare. E’ vero, il cinema ha un fascino particolare, fatto di immagini, di suoni, di colori, di messaggi su cui avviare una riflessione e da 67 anni il Cineforum Antonianum cerca di proporre film con un contenuto idoneo a creare un dibattito tra gli spettatori.
La serata inaugurale di martedì 8 aprile ore 21, ad ingresso gratuito, con la proiezione PRIMA DELLA PIOGGIA di Milcho Manchevski, sarà l'occasione per presentare la nuova stagione 2014. La serata è stata ideata e creata in collaborazione con Padova Fotografia festival (www.padovafotografia.it) iniziativa, organizzata dall'associazione culturale Sabspace, che coinvolge la città di Padova attraverso una serie di mostre e di eventi: conferenze, incontri con fotografi, workshop, maratone fotografiche e concorsi.
Vi alleghiamo il programma completo con l'augurio di rivederci in sala ed assaporare insieme il bello e l'emozione di andare al cinema
La prima neve è quella che tutti in valle aspettano. È quella che trasforma i colori, le forme, i contorni.
Dani però non ha mai visto la neve. Dani è nato in Togo, ed è arrivato in Italia in fuga dalla guerra in Libia. È ospite di una casa accoglienza a Pergine, paesino nelle montagne del Trentino, ai piedi della
Val dei Mocheni. Ha una figlia di un anno, di cui però non riesce a occuparsi. C’è qualcosa che lo blocca. Un dolore profondo.Dani viene invitato a lavorare nel laboratorio di Pietro, un vecchio falegname e apicoltore della Val dei Mocheni, che vive in un maso di montagna insieme alla nuora Elisa e al nipote
Michele, un ragazzino di 10 anni la cui irrequietezza colpisce subito Dani. Il padre di Michele è morto da poco, lasciando un grande vuoto nella vita del ragazzino, che vive con conflitto e tensione il rapporto con la madre e cerca invece supporto e amicizia nello zio Fabio. La neve prima o poi arriverà e non rimane molto tempo per riparare le arnie e raccogliere la legna. Un tempo breve e necessario, che permette a dolori e silenzi di diventare occasioni per capire e conoscere. Un tempo per lasciare che le foglie, gli alberi e i boschi si preparino a cambiare. In quel tempo e in quei boschi, prima della neve, Dani e Michele potranno imparare ad ascoltarsi.
NOTE DI REGIA
La luce entra nel bosco insieme alle ombre. Si alternano, si incrociano, giocano come vuoti e pieni,
come spazi di vita tra silenzio e rumore. Gli alberi sembrano voler scappare dal bosco. Ma non
possono. Crescono a cercare la luce, si allungano per superare gli altri, ma rimangono tutti ancorati lì,
uno affianco all'altro, in file regolari che segnano le prospettive. È il bosco il luogo centrale dell'incontro tra Dani e Michele; è in quello spazio che i due si seguono, si cercano, si respingono, si conoscono. È uno spazio in cui la natura diventa teatro. Dove la realtà diventa luogo dell'anima e ospita significati e metafore che la trascendono. Pronta a diventare sogno. Come nel mio primo film Io sono Li, anche La prima neve è costruito nel dialogo costante tra regia documentaria e finzione, tra il rapporto denso e diretto con la realtà e la scelta di momenti più intimi costruiti con attenzione ai dettagli della messa in scena. Così è anche nel lavoro con gli attori: persone del luogo e attori professionisti interagiscono tra loro, in un processo di contaminazione tra realtà e recitazione. Con il privilegio, in questo secondo film, di aver finalmente potuto lavorare con l’energia e l’imprevedibilità di bambini e giovani ragazzi.
Andrea Segre
ANDREA SEGRE
Nato a Dolo (Venezia) nel 1976, esordisce con alcune importanti esperienze televisive, realizzando, tra
gli altri, i documentari Berlino 1989-1999: il muro nella testa (trasmesso nel novembre ’99 - RAI3) e Pescatori a Chioggia per la trasmissione Diario Italiano (in onda nel settembre 2001 - RAI3). A partire dal 2001, si avvicina al documentario d’autore e al movimento dei documentaristi italiani, dal gruppo di Doc.it all’esperienza dell’Apollo11, passando per decine di importanti realtà nazionali ed europee. Ha sviluppato un percorso registico particolarmente attento al territorio sociale e geografico del Veneto, specialmente nei documentari Pescatori a Chioggia, Marghera Canale Nord e La mal’ombra. Inoltre, dottore di ricerca in sociologia della comunicazione presso l'Università di Bologna, porta avanti l’interesse per i temi delle migrazioni verso l’Europa (Come un uomo sulla terra, A sud di Lampedusa, Il sangue verde, Mare chiuso) e da diversi anni collabora a progetti di cooperazione internazionale. Nel 2010 dirige il suo primo lungometraggio di finzione, Io sono Li, che viene presentato in numerosi festival internazionali conseguendo molti riconoscimenti, tra cui il Premio LUX 2012 del Parlamento Europeo, ed è distribuito in oltre 30 paesi. La prima neve è il suo secondo lungometraggio. È fondatore dell’associazione ZaLab.
Filmografia
La prima neve (lungometraggio, 2013), Indebito (documentario, 2013), Mare chiuso (documentario 2012), Io sono Li (lungometraggio, 2011), Il sangue verde (documentario, 2010), Magari le cose cambiano (documentario, 2009), Come un uomo sulla terra (documentario, 2008), La mal’ombra (documentario, 2007), A sud di Lampedusa (documentario, 2006), Dio era un musicista (documentario, 2004), Marghera Canale Nord (documentario, 2003).
Scrittore di un solo libro giovanile, "L'apparato umano", Jep Gambardella, giornalista di costume, critico teatrale, opinionista tuttologo, compie sessantacinque anni chiamando a sé, in una festa barocca e cafona, il campionario freaks di amici e conoscenti con cui ama trascorrere infinite serate sul bordo del suo terrazzo con vista sul Colosseo. Trasferitosi a Roma in giovane età, come un novello vitellone in cerca di fortuna, Jep rifluisce presto nel girone dantesco dell'alto borgo, diventandone il cantore supremo, il divo disincantato. Re di un bestiario umano senza speranza, a un passo dall'abisso, prossimo all'estinzione, eppure ancora sguaiatamente vitale fatto di poeti muti, attrici cocainomani fallite in procinto di scrivere un romanzo, cardinali-cuochi in odore di soglio pontificio, imprenditori erotomani che producono giocattoli, scrittrici di partito con carriera televisiva, drammaturghi di provincia che mai hanno esordito, misteriose spogliarelliste cinquantenni, sante oracolari pauperiste ospiti di una suite dell'Hassler. Jep Gambardella tutti seduce e tutti fustiga con la sua lingua affilata, la sua intelligenza acuta, la sua disincantata ironia.
con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Rose Byrne, Eva Mendes, Ray Liotta
Come può un tuono raccontare la storia di quattro uomini? E di due generazioni che lottano per lasciarsi alle spalle un passato sanguinoso? Un misterioso pilota di motociclette, Luke (Ryan Gosling), lascia lo spettacolo ambulante del "globo della morte" in cui si esibisce per sfrecciare a tutta velocità nelle stradesecondarie di Schenectady, nello Stato di New York. E’ alla ricerca disperata della sua ex ragazza, Romina (Eva Mendes), che da poco ha partorito di nascosto suo figlio. Nel tentativo di riuscire a provvedere alla sua nuova famiglia, Luke lascia il lavoro nei luna park e commette una serie di rapine in banca aiutato anche dalle sue straordinarie capacità di pilota. Ma la posta in gioco si alza quando Luke si trova ad affrontare un ambizioso ufficiale di polizia, Avery Cross(Bradley Cooper), deciso a fare carriera in un dipartimento di polizia in cui dilaga la corruzione.La storia arriverà a coprire un periodo di quindici anni, fino a quando i peccati commessi nel passato non cominceranno a minacciare la vita di due liceali costretti ad affrontare una pesante eredità di violenze. L’unico rifugio allora sembrerà essere quello che in lingua mohawk viene definito "the place beyond the pines", il posto al di là del bosco di pini.
Sam e Suzy si conoscono casualmente a una recita ed è subito colpo di fulmine. Si innamorano al punto di decidere di scappare insieme, lontano, e architettano il piano nel minimo dettaglio.
I cittadini sono sconvolti e la fuga dei ragazzi getta nel caos l'intera comunità. Mentre le autorità li cercano, altre inaspettate e divertenti vicende metteranno completamente a soqquadro l'intera isola in cui vivono Sam e Suzy.
Moonrise Kingdom è il primo film di Wes Anderson a venire presentato al Festival di Cannes, di cui ha aperto la 65esima edizione. Thierry Fremaux, delegato generale del festival, ha giustificato questa scelta spiegando che
"Wes Anderson è una delle forze nascenti del cinema americano, un regista dal forte tocco personale, soprattutto in Moonrise Kingdom che dimostra ancora una volta la sua libertà creativa in continua evoluzione. Sensibile e indipendente, questo ammiratore di Fellini e Renoir è anche un regista brillante e geniale."
Un pò di curiosità sulla produzione del film. Con Moonrise Kingdom il regista Wes Anderson torna a scrivere la sceneggiatura del film in coppia con Roman Coppola, come avvenne sei anni prima con Il treno per il Darjeeling.Per il film Anderson torna anche a collaborare per la sesta volta con il suo attore feticcio Bill Murray, oltre ad avvalersi della partecipazione di attori come Edward Norton, Frances McDormand, Harvey Keitel e Bruce Willis, mentre per il ruolo dei due giovani protagonisti ha scelto gli esordienti Jared Gilman e Kara Hayward. Gli scenari della fittizia New Penzeance sono in realtà quelli delle Rhode Island negli Stati Uniti, dove sono state girate sia le scene in interni che in esterni del film. Per la preparazione del ruolo il regista Wes Anderson ha fatto guardare alla protagonista Kara Hayward il film Melody del 1971.